Il Laboratorio di tessitura a mano

Tessere a mano

La prima considerazione che le persone fanno quando vedono un telaio a mano in funzione è “anche mia nonna tesseva” e la domanda più frequente: quanto tempo ci vuole per fare questo?

Un tempo non si delegavano gli altri a risolvere ogni esigenza, si faceva da sé quello che serviva e quello doveva durare nel tempo, il famoso tempo che sembra oggi tanto prezioso per correre ovunque e non si sa dove!

Quando dalla città venni a vivere in campagna, più di 30 anni fa, la tessitura fu uno degli incontri sorprendenti che questa “ nuova vita” mi aveva riservato insieme alla tintura naturale che spontaneamente chiedeva di riversare sui filati i colori delle foglie del fico, dei fiori delle ginestre, delle bacche di sambuco, delle galle di quercia, una partecipazione corale al ritmo delle stagioni e all’armonia di una vita certamente più naturale.

Ho iniziato da vera autodidatta, ho comprato in valle (del Tevere) il mio primo telaio, in disuso da tanti anni ma molto ben conservato con tutti gli attrezzi ,affascinanti nelle loro forme, indispensabili al mestiere del tessere.

Ho trovato le mie maestre, la signorina Maria Coluzzi, appassionata tessitrice, allieva nei primi anni del ‘900 di Maria Rossi maestra d’arte di Tela Umbra di Città di castello e Dina Bistoni, lavorante delle Tessiture Brozzetti di Perugia.

La prima mi concedeva di “rubare con gli occhi” la sua arte, la seconda montava sul mio telaio, secondo i suoi usi, 30 metri di ordito per volta, una quantità di filato che mi atterriva!

Per 10 anni ho percorso le vie della tessitura tradizionale Umbra, incantandomi del tappeto popolare, delle coperte in fiammina spunta e rielaborando attraverso il colore e i materiali i saperi di queste donne così appassionate al mestiere che nemmeno era più un lavoro, né tantomeno una fatica.

Posso dire di avere fatto un lungo praticantato sempre stupita delle infinite possibilità che gli intrecci mi mostravano e di essermi molto affezzionata alle mie mani che hanno con la testa una stretta relazione.

Ho poi scoperto che esisteva un mondo tessile giovanile che voleva esprimersi, non era più un lavoro per nonne, le conoscenze tecniche aprivano possibilità progettuali e ho capito che il mio vero interesse era la struttura del tessuto, il renderlo adeguato alla sua funzione.

Mi definisco un’artigiana, conosco un mestiere che a volte chiamo un’arte perchè il confine fra un’artista e un artigiano è molto sottile. Dell’artigiano ho la precisione e accetto la ripetitività del gesto che ha per fine la realizzazione di un manufatto, dell’artista la rivelazione, il vedere e far vedere una possibilità attraverso un’opera, di tutti e due la gratuità e l’annullamento del tempo.

Si può vivere di questo, può essere una fonte di reddito? Io non posso garantire che sia un lavoro, sono solo riuscita ad integrarlo nella mia vita insieme all’ospitalità, detta B&B,di una parte della casa troppo grande per la mia famiglia. A chi me lo chiede insegno quello che so, tutti possono visitare il mio laboratorio e stupirsi, ognuno a modo suo.